sabato 19 marzo 2011

SU LA TESTA ! - di Alessandro Cascone


L’ideologia socialista prima, quella comunista dopo, nascevano dal riconoscere una grande ingiustizia sociale ai danni del cosiddetto Quarto Stato, costola di quel Terzo Stato del quale E.J. Sieyes nel 1789 alla vigilia della Rivoluzione francese osservava:
«Che cos'è il Terzo Stato? Tutto.
Che cosa è stato finora nell'ordine politico? Nulla.
Che cosa domanda? Di diventare qualcosa».

Il Terzo Stato era rappresentato dalle classi popolari urbane e rurali, la piccola e media borghesia (artigiani, finanzieri, commercianti, avvocati, notai, professori, medici, magistrati non innobiliti) e l’alta borghesia (armatori, finanzieri, appaltatori generali e banchieri).
Il Quarto Stato era pertanto esclusivamente rappresentato dalle classi popolari, soprattutto quelle rurali.

Il Quarto Stato è stato raffigurato in un celebre dipinto di Giuseppe Pelizza da Volpedo.
Non credo che oggi ci sia qualcuno che non lo conosca anche perché “preso a prestito” e modificato umoristicamente in vari contesti politici. Lo stesso autore spiegava che « Siamo in un paese di campagna, sono circa le dieci e mezzo del mattino d'una giornata d'estate, due contadini s'avanzano verso lo spettatore, sono i due designati dall'ordinata massa di contadini che van dietro per perorare presso il Signore la causa comune... »

Perorare una causa comune comporta una presa di coscienza collettiva ed è questo il motivo per cui il dipinto di Pelizza da Volpedo è diventato il manifesto pittorico dei partiti di sinistra italiani di ogni epoca.
La coscienza collettiva doveva essere la conditio sine qua non per combattere il sopruso dell’individualismo, o almeno dei tanti « falsi » individualismi. D’altronde, come sosteneva il liberista von Hayek, il « vero » individualismo è quello che nasce dalle azioni umane «senza una mente che le progetti e le diriga» e che proprio per questo tale che «la collaborazione spontanea di uomini liberi crea spesso cose che sono più grandi di quanto le loro menti individuali avrebbero mai potuto pienamente comprendere».
Chi pensa che l’« individualismo vero » sia benedetto dal confessionale la domenica mattina si sbaglia perché lo stesso von Hayek riconosceva che: «la religione da sola non sia una guida sicura in questo campo (etica, ndr) è dimostrato dagli sforzi della Chiesa nell’elaborare una filosofia sociale completa ed è pure dimostrato dai risultati diametralmente opposti ai quali arrivano molti di coloro che partono dai medesimi fondamenti cristiani».

Parafrasando Sieyes potremmo dire allora:
"Che cos’è il Quarto Stato ? Una parte.
Che cosa è stato finora nell’ordine politico ? Nulla.
Che cosa domanda ? Di essere almeno riconosciuto parte fondamentale e indispensabile dell’economia di una nazione e pertanto meritevole di rispetto, umano innanzitutto ! "

Purtroppo, contrariamente a quanto sperava von Hayek, le azioni umane quasi sempre non nascono spontanee. E’ vero, ci sono state eccezioni e per giunta proprio su suolo italico.
Si pensi all’esperimento di quel grande uomo e imprenditore che fu Adriano Olivetti che negli anni cinquanta fu capace di portare la piccola azienda di famiglia a competere alla pari con i giganti del mercato mondiale della sua epoca diventando una figura scomoda e considerata da molti ingombrante, sia come concorrente industriale che come portatore di un modello sociale per certi versi “rivoluzionario”: un nuovo rapporto tra imprenditore ed operai, il primo attento ai secondi.
Ma quanti sono stati gli Adriano Olivetti nel mondo ?

Un grande conoscitore degli italiani ancor prima che questi potessero chiamarsi tali, Klemens von Metternich, cancelliere d’Austria, uno dei grandi tessitori del Congresso di Vienna del 1815, sosteneva che « gli abusi del potere generano le rivoluzioni; le rivoluzioni sono peggio di qualsiasi abuso.
La prima frase va detta ai sovrani, la seconda ai popoli. »
Ma se è vero che non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire è altrettanto vero che, come diceva Aristotele, la dignità non consiste nel possedere onori, ma nella coscienza di meritarli. Si merita ciò per cui si combatte e fino a quando non si combatterà per il proprio sacrosanto diritto al lavoro mantenendo la testa alta ma si sceglierà, invece, chinando il capo, di elemosinare al potente del momento un posto di lavoro o una promozione o un incarico professionale, mai nessuna coscienza potrà destarsi, mai nessuna dignità potrà elevarsi.


Nel caso in cui si depongano le armi per difendere la propria dignità, tutti, a prescindere dalla propria posizione sociale ed economica acquisita, saranno Quarto Stato ma a differenza del quadro di Pelizza da Volpedo, in cui i lavoratori avanzavano a testa alta “per perorare presso il Signore la causa comune” , saranno piuttosto uomini e donne alla stregua di buoi che trascinano l’aratro con la testa china.



pubblicata da Alessandro Cascone il giorno sabato 19 marzo 2011 alle ore 17.03